La Storia

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Mio figlio Nicola mi ha suggerito di scrivere la storia della “Ditta Carenza”.

Il mio elaborato, sarà un semplice racconto, senza nessuna velleità di farne un romanzo, soltanto riportare i tanti e tanti episodi avvenuti durante i miei 40 anni di gestione, e soprattutto ricordare attraverso i racconti di mio padre Nicola, la storia….

Proverò a descrivere com’era la bottega di un “mestichiere ”. (termine usato in Toscana derivante dalla mestichetta o spatola con manico che serviva per impastare i pigmenti con i leganti.)

Ho sempre sostenuto che se il medioevo storico terminò nel 1492, nel nostro settore si è concluso nei favolosi anni ’60 (in realtà i colori naturali, furono impiegati fino al 1856, anno in cui si sviluppò l’industria dei coloranti sintetici).

Fino ad allora i prodotti vernicianti venivano preparati con materie prime naturali, e con tecniche ancora medioevali e rinascimentali.

I pigmenti, si macinavano nei “mortai” di bronzo, di pietra o di porcellana e si impastavano manualmente, fino ad ottenere delle paste omogenee.

Il  passaggio dai prodotti tradizionali a quelli moderni, fu graduale. Per evitare il lento essiccamento delle pitture ad olio, i fabbricanti inserivano delle resine alchidiche. Scrivevano sui barattoli : pittura “oleosintetica” poiché la prima parte del termine rassicurava l’utilizzatore.

Saper preparare il minio di piombo o individuare una tonalità di colore a base di olio di lino, dimostravano esperienza e capacità nel riuscire ad equilibrare  le vernici con le essenze con gli oli e con gli essiccanti.

Mio padre si vantava di essere capace di miscelare i pigmenti, per ottenere le tonalità richieste dal cliente, e mi diceva che lui era nato in una “BUATTE” (francesismo di barattolo) di colore.

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Ma com’era la vita di bottega ?

Era piuttosto dura. La mattina alle cinque bisognava  essere in bottega per preparare la biacca (impasto di carbonato basico di piombo in polvere, con olio di lino crudo o cotto, con l’aiuto di una impastatrice artigianale). Questa doveva essere pronta per le ore sei, affinché i pittori di “camera”,  da non confondere con i pittori “d’arte”(anche se molte volte erano la stessa persona),  la trovassero pronta per  iniziare la giornata di lavoro.

Quando si entrava, si avvertiva un odore caratteristico, dato dalle esalazioni dei vari prodotti sfusi: oli, essenze, vernici, pigmenti….

Pasquale Carenza ritratto di Antonio Lanave  Mi raccontava mio padre che quando il maestro finì questo ritratto disse: “dite ai miei colleghi che Antonio Lanave, dipinge dal vivo”.

Pasquale Carenza
ritratto di Antonio Lanave
Mi raccontava mio padre che quando il maestro finì questo ritratto disse:
“dite ai miei colleghi che Antonio Lanave, dipinge dal vivo”.

Ma quando è nata la Ditta Carenza?

A detta di  mio padre Nicola è stata fondata da suo padre Pasquale nel 1885.

In una intervista  ad un giornalista, ho raccontato che per la realizzazione in stile veneziano del Palazzo Fizzarotti di Bari, l’architetto Cesare Augusto Corradini (si dice figlio illegittimo di S.M. Umberto I° e di una ballerina),  e l’ingegnere Ettore Bernich , si servirono da mio nonno .

Ma il ricordo più “appetitoso”, se è giusto definirlo così, è quello del Re d’Italia Vittorio Emanuele III°. Fidanzatosi con la bella principessa Elena Petrovìc figlia di Re Nicola I° del Montenegro, doveva restaurare il palazzo reale di Cettigne, capitale del  regno. Fu inviato a Bari l’architetto Corradini , fratellastro del futuro Re. Egli chiese a mio nonno un collaboratore e pare che un certo Rega, (forse è Francesco Rega, artista e decoratore, nato a Terlizzi 1879 morto a Bari il 1970) partì per il Montenegro e quando  tornò per ringraziare il nonno che l’aveva raccomandato, gli recò in dono una tabacchiera in cartone pressato, che  conservo ancora.

Naturalmente i colori e tutto il materiale per restaurare il palazzo reale, sono stati forniti dal negozio del nonno, e il giornalista nell’intervista definì la Ditta Carenza un << Negozio da RE>> . Bontà sua!!!

Anche gli attori che recitavano al teatro Piccinni, acquistavano da noi. In particolare le lacche per il trucco, che mio padre faceva arrivare appositamente dalla Germania.

Vorrei ricordare alcune figure e personaggi nostri clienti: il famoso Generale barese NICOLA BELLOMO, TECLA SCARANO artista di prosa,  EDOARDO SCARPETTA , il grande scultore FILIPPO CIFARIELLO (autore della statua equestre di Re Umberto I° situata nell’omonimo giardino a Bari), VITO ANTONIO DE BELLIS scultore, il cui allievo Antonio Dentamaro mi fece un ritratto in creta, GAETANO STELLA  scultore, DAMOS BIANCHI  “FRATE MENOTTI” caricaturista del 1913.

Non ultimo ANTONIO LANAVE, allievo di NICOLA COLONNA e che collaborò con RAFFAELE ARMENISE alla realizzazione del soffitto del Teatro Petruzzelli, e della sala consigliare del palazzo della Provincia.

Tra le innumerevoli iniziative, ci fu la realizzazione dei   prodotti a marchio Carenza.

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Grande virtù di mio padre fu credere nella pubblicità. 

“La pubblicità, ricordati figlio, ti fa mangiare, ti fa vivere. La devi sentire nel cuore ed averla nel sangue e deve essere costante. Tutte le pubblicità, portano clienti al tuo negozio e di conseguenza, lavoro” (saggi consigli che ho cercato di applicare).

Per realizzare i” bozzetti” delle etichette e delle sue pubblicità, si rivolgeva ai vari pittori e disegnatori  che frequentavano il nostro negozio.

Ricordo  LORENZO PERRELLI,  LUIGI CAPECE,  GONZAGA, MARTIRADONNA, LANAVE e tanti , tanti  altri…

 

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Bari, 11/11/2013
Pasquale Carenza